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Il suo nome è “una parola che uccide”: il messia nella Science Fiction

Un tipo conturbante e a tratti pericoloso: è il messia nella letteratura di Fantascienza, un rivoluzionario pronto a sfidare l’autorità costituita e guidare il destino dell’umanità

 

 

Carichi per un nuovo episodio di CIFcast? I nostri “profeti della Fantascienza” – Lorenzo Davia, Damiano Lotto ed Emiliano Maramonte – stavolta ci allietano con una puntata dedicata a una figura conturbante, forse persino più pericolosa del bandito (argomento della puntata precedente, che potete recuperare qui).

Ebbene, il tipo cui è dedicato questo episodio è il messia, ovvero, secondo il dizionario, una “persona lungamente attesa come protagonista di un miracoloso rinnovamento”. Infatti, non a caso, con “credersi il messia” si intende proprio il ritenersi l’unica persona in grado di risolvere una situazione complicata.

Ma quali situazioni complicate potrebbero necessitare una risoluzione nel contesto della Science Fiction?

 

 

Nelle opere di Fantascienza, la figura del messia, o del salvatore oppure ancora del leader spirituale, è ricorrente. Il tema riflette i desideri umani di speranza, redenzione e trasformazione. Le declinazioni, e così le ambientazioni futuristiche, sono, ovviamente, infinite.

Molte opere, oltre ad attingere da diverse tradizioni religiose o spirituali esistenti, reinterpretano il concetto della “venuta del messia” nel contesto futuristico o spaziale messo in piedi dall’autore. L’aspetto spirituale si fonde con quello “rivoluzionario”: infatti, il messia non è sempre un’entità divina o sacra; anzi, può essere un personaggio che sfida l’autorità costituita o il regime dominante per generare cambiamenti radicali o per liberare il popolo da un’oppressione. È in questo aspetto che la figura del salvatore si sovrappone con quella del fuorilegge protagonista dell’episodio precedente.

Nella Science Fiction, queste figure messianiche sono spesso coinvolte in uno scopo narrativo gigantesco. In alcune opere il messia può addirittura rappresentare esso stesso il destino dell’umanità o il suo futuro evolutivo; ad esempio, può essere legato all’avvento di tecnologie avanzate o intelligenze artificiali che incarnano ideali di progresso o che consentono l’acquisizione della consapevolezza. Tutti questi temi vengono esplorati grazie alla nascita di un individuo eccezionale destinato a guidare il popolo verso una nuova era.

 

 

Ascolta anche: Il cyborg, ovvero il sogno della fusione tra uomo e macchina

 

 

Il ricorso a questa figura tipica offre terreno fertile per esplorare molteplici temi spirituali, filosofici e persino sociali nel contesto futuristico. Per forza di cose, però, i nostri speaker si concentrano su un personaggio in particolare: Paul Atreides, ovvero il messia di “Dune”. Per chi non conoscesse l’opera, “Dune” è un romanzo di Frank Herbert del 1965, che ha vinto tutti i premi possibili e che detiene il primato di vendite per un’opera di Fantascienza.

Originariamente pubblicato in otto parti divise in due blocchi sulla rivista “Analog”, il romanzo, poi rielaborato da Herbert, racconta la sfida a sfondo ecologico tra la dinastia Atreides e quella Harkonnen per il controllo di Arrakis, un pianeta deserto, unico luogo di produzione, raccolta e raffinazione della Spezia, una sostanza preziosa fondamentale per la struttura della società galattica per motivi che vengono descritti all’interno dell’opera e, in seguito, approfonditi nei volumi successivi.

Dietro l’universo creato da Herbert c’è un profondo studio religioso. La religione ufficiale dell’Impero è quella che segue la Bibbia Cattolica Orangista, frutto della fusione di Cattolicesimo, Protestantesimo e Buddhismo, cui si aggiungono fedi inventate come il Buddislam, ibrido tra l’odierna religione musulmana e il Buddhismo zen. Nell’arco di migliaia di anni che portano al presente della storia, i culti fioriscono, si mescolano, a volte vengono creati “a tavolino”, come viene fatto dalle Bene Gesserit, gruppo di donne che ha creato un gran numero di miti, culti e rituali, basandosi sulla deliberata commistione di tradizioni precedenti così da assicurarsi la lealtà incondizionata dei popoli meno avanzati.

 

 

Ascolta anche: La solitudine del sopravvissuto

 

 

Su Arrakis la religione più diffusa è un “ramo” del Buddislam (quello dei Nomadi Zensunni). Professata dai Fremen, vede la figura di Allah-Dio sostituita da Shai-Hulud, ovvero il verme delle sabbie, responsabile della creazione della Spezia. I credenti aspettano che arrivi il messia a trasformare il proprio pianeta deserto in un giardino.

 

Al suo arrivo Paul Atreides si approfitterà di questa credenza per creare la propria religione, prendendo in prestito ciò che gli conviene dai culti precedenti.

Karl Marx avrebbe detto ‘religione oppio dei popoli’. E visto che c’è di mezzo la Spezia…”, scherza, opportunamente, Damiano. “Sarebbe una definizione calzante anche per ‘Dune’, se non fosse che, nonostante tutti i riti, il misticismo dei protagonisti, le Bibbie mescolate in questa saga, – ribatte Emiliano – non c’è un vero Dio da adorare. Sembra strano, ma in ‘Dune’ nessuno innalza mai una preghiera a un qualche Dio“. A chiarire ulteriormente il concetto interviene Lorenzo: “Nell’opera la religione viene vista da chi comanda – ovvero l’Imperatore e i suoi vassalli – come uno strumento con il quale controllare i sudditi. La classe dominante dell’Impero è agnostica o atea. I Fremen, invece, sembrano credere, ma il romanzo non si concentra su di loro”.

 

 

Recupera anche gli altri episodi di CIFcast, la nostra serie podcast in collaborazione con il Collettivo Immaginario Fantastico

 

 

Paul Atreides, all’interno dello schema “da tragedia greca” dell’opera – che prevede caduta, tradimento e vendetta – si pone come un leader carismatico per cui morire senza porsi domande. Sebbene inizialmente non sembri convinto, alla fine assumerà il ruolo gravoso del salvatore così come descritto dal mito alimentato dalle Bene Gesserit.

In un’intervista Herbert dichiarò: “I leader carismatici amplificano gli errori; e le strutture di potere costituite dai loro seguaci tendono a essere prese in consegna da persone corruttibili”. Per l’autore, quindi, che pure lo ha concepito, il ruolo del messia assunto da Paul è molto pericoloso. Sempre con le parole di Herbert: “Avevo questa teoria secondo cui i supereroi sono disastrosi per gli esseri umani; che, anche se si postulava un eroe infallibile, le cose che questo eroe metteva in moto cadevano alla fine nelle mani di mortali fallibili”. Non a caso, nei libri conclusivi della serie si registra il fallimento dell’eredità di Paul.

Ma tutti i messia della Fantascienza sono pericolosi o esistono degli esempi edificanti? Vale la pena aspettare l’uomo – o la donna – del destino?

Per scoprirlo, non vi resta che ascoltare l’episodio.

S. C.

Ospite

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